Marko Đorđević, tromba; Giulio Visibelli, sax tenore; Gabriele Comeglio, sax alto; Claudio Angeleri, pianoforte; Marco Esposito, basso elettrico; Tony Arco, batteria; Alceste Ayroldi, critico musicale
Nel centenario della nascita di Miles Davis e John Coltrane, il progetto Kind of Blue si propone come un atto artistico e culturale che va oltre la semplice riproposizione di un capolavoro discografico.
Kind of Blue, inciso nel 1959, non è soltanto uno degli album più influenti della storia del jazz: è un testo fondativo, un punto di svolta che ha ridefinito il rapporto tra scrittura e improvvisazione, tra forma e libertà, tra individualità e costruzione collettiva del suono.
Riproporlo oggi significa restituirlo nella sua dimensione originaria di laboratorio creativo. Il progetto nasce nel 2012 al Teatro Litta di Milano dal desiderio di affiancare l’esecuzione integrale dell’album alla presentazione del volume di Ashley Kahn dedicato proprio a Kind of Blue, libro che ha ricostruito con rigore storico e testimonianze dirette il clima umano e musicale di quelle sessioni alla Columbia 30th Street Studio di New York. Da qui prende forma un progetto in cui la musica dialoga con la riflessione critica, e ogni brano viene introdotto da Alceste Ayroldi (critico musicale, docente universitario, redattore capo della rivista Musica Jazz) offrendo al pubblico una chiave di ascolto storica, estetica e analitica.
Il valore di questa riproposizione risiede soprattutto nella scelta di un approccio filologico che non si traduce in imitazione, ma in condivisione del processo creativo attraverso la sensibilità dei musicisti coinvolti. Marko Đorđević è prima tromba dell’orchestra della radio televisione serba, che vanta collaborazioni con Clarke Terry, Peter Erskine, Dusko Gojkovic. Giulio Visibelli e Gabriele Comeglio, entrambi diplomati al Berklee College of Music di Boston, sono profondi conoscitori sia del linguaggio innovativo modale di Coltrane sia all’idioma bebop con un profondo senso del blues di Cannonball Adderley. Claudio Angeleri, pianista e didatta di vaglia, ha analizzato la figura di Bill Evans non solo come strumentista ma anche come teorico del disco di Davis sulla base dei concetti modali di George Russell. Marco Esposito e Tony Arco, ripropongono in chiave attuale una tra le sezioni ritmiche più iconiche della storia del jazz.
È un lavoro che riconosce nel disco il testo di riferimento e che, attraverso l’analisi, mira a restituire la qualità del pensiero improvvisativo originario.
Un elemento centrale è il richiamo al metodo che Miles aveva maturato poco prima, durante la registrazione della colonna sonora del film Ascenseur pour l’échafaud. In quell’esperienza parigina, l’improvvisazione nasceva davanti alle immagini, su strutture armoniche essenziali e su indicazioni minime, privilegiando l’ascolto reciproco e l’interazione del momento. Una sorta di laboratorio sensoriale da cui scaturisce una musica fortemente unitaria e coesa pur nelle diversità stilistiche dei musicisti coinvolti. Questa poetica della sottrazione, del less is more confluisce in Kind of Blue: centri modali, forme aperte, grande fiducia nella personalità dei musicisti. Riprendere oggi quel metodo significa riaffermare un’idea di jazz fondata sull’intensità del suono, sulla qualità dell’interazione e sulla profondità della pulsazione ritmica.
Ogni brano – da “So What” a “Flamenco Sketches” – viene così restituito nella sua identità formale e insieme riaperto come spazio vivo. Non si tratta di musealizzare un capolavoro, ma di dimostrare come la sua forza risieda proprio nella capacità di essere continuamente riattivato. Nel contesto del centenario di Miles Davis e John Coltrane, questa proposta assume un valore simbolico ulteriore: celebrare due figure decisive non attraverso la commemorazione retorica, ma mediante un atto musicale che ne rinnovi l’eredità.
In un’epoca segnata da accelerazioni e frammentazioni, Kind of Blue continua a proporre un modello di profondità, essenzialità e ascolto. Riproporlo con consapevolezza filologica e tensione creativa significa riaffermare una visione del jazz come linguaggio etico prima ancora che stilistico, capace di coniugare libertà e responsabilità, memoria e presente.io
Marko Đorđević https://mp.rts.rs/en/marko-dordevic-en/
Giulio Visibelli https://www.giuliovisibelli.com/biografia.asp
Gabriele Comeglio https://www.cdpm.it/didattica/docenti/gabriele-comeglio/
Claudio Angeleri www.claudioangeleri.com
Marco Esposito www.cdpm.it/didattica/docenti/marco-esposito/
Tony Arco https://www.tonyarco.com/
Alceste Ayroldi https://saintlouis.eu/docenti/alceste-ayroldi/
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