The record: Music from the castle of crossed destinies

Fantabulous notes on compositions
Appunti fantastici sulle composizioni

The knight

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A knight without time or place wanders through a forest amidst a thousand adventures, encounters and conversations. This is a tonal composition in which progressions are, however, used in a predominantly colouristic manner. At times they resolve, at others they remain harmonically vague, also due to the use of the – strictly forbidden – parallel fifths. The main theme is played by the guitar and by the voice, on which other instruments join in, ending in a three-voice improvisation by guitar, soprano sax and piano.
Un cavaliere senza tempo e senza luoghi si aggira in un bosco tra mille peripezie, incontri e dialoghi. Si tratta di un brano tonale in cui le progressioni sono però utilizzate in modo prevalentemente coloristico. A volte risolvono, altre rimangono armonicamente vaghe anche per l’utilizzo delle – vietatissime – quinte parallele. Il tema principale è esposto dalla chitarra e dalla voce su cui si inseriscono gli altri strumenti per concludersi in una improvvisazione a tre voci di chitarra, sax soprano e pianoforte.

The Castle

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The castle is the place where all fantasy stories start. I imagined it to be inhabited by characters with opposite characters, to whom I dedicated a specific section, first played in the theme and then disassembled in individual improvisations. The violin – Virginia Sutera – represents madness and irrationality, contrasted by the concrete and solid traits of Giulio Visibelli’s soprano sax – and of the piano. Then comes Michele Gentilini’s distorted guitar, deliberately rough on a quasi R&B base, while Paola Milzani’s voice hovers in the air to be then brought back on the ground by Marco Esposito’s electric bass.
Il castello è il luogo da cui dipartono tutte le storie fantastiche. L’ho immaginato popolato da personaggi contrapposti caratterialmente a ognuno dei quali ho dedicato una sezione specifica prima esposta nel tema e poi smontata nelle singole improvvisazioni. Il violino – Virginia Sutera – rappresenta la follia e l’irrazionalità a cui si contrappone la concretezza del sax soprano – Giulio Visibelli – e del pianoforte. Quindi interviene la chitarra distorta di Michele Gentilini, volutamente maleducata su una base quasi R&B, mentre la voce di Paola Milzani fluttua nell’aria per essere riportata a terra dal basso elettrico di Marco Esposito.

Wood

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Calvino has a very close relationship with nature. It is in the woods that the weirdest things happen: ambushes, illicit loves, encounters. Nature speaks and advises wayfarers as they wander through the paths and leaves in the woods. Orlando does not listen but rather follows Angelica to find out who she is betraying him with. The track has an ABA form. The A part, almost classical, plays on an even polymetry on an odd time (4+2=3+3). The rhythmic interweaving joins the melodic one of the flute and violin in counterpoint. The drums are the disturbing and contrasting element to this miniature perfection, much like Orlando when he moves aimlessly and erratically amidst the trees. Part B, in three quarters, develops the harmony of the first part in which flute and piano, at times separately, at times together, tell their own story.
Calvino ha un rapporto strettissimo con la natura. È nel bosco che succedono le vicende più strane: agguati, amori illeciti, incontri. La natura parla e consiglia i viandanti quando si addentrano tra i sentieri e le foglie degli alberi. Orlando non ascolta e insegue Angelica per scoprire con chi lo tradisce. Il brano ha una forma ABA. La parte A, quasi classica, gioca su una polimetria pari su un tempo dispari (4+2=3+3). L’intreccio ritmico si unisce a quello melodico di flauto e violino in contrappunto. La batteria è l’elemento di disturbo e contrasto a questa piccola perfezione quasi come Orlando quando si muove senza ragione e in modo sconclusionato tra gli alberi. La parte B, in tre quarti, sviluppa l’armonia della prima parte in cui flauto e pianoforte, ora separatamente, ora insieme, raccontano la loro storia.

Improvisation No. 4

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This track originated spontaneously out of a piano improvisation on the chords of the fourth track, entitled Lovers. As is often the case, the dialogue between the two hands follows the melody and explores other harmonic, melodic and rhythmic territories.
Questa traccia è nata spontaneamente da una improvvisazione di pianoforte sugli accordi del quarto brano, dal titolo Lovers. Come succede quasi sempre, il dialogo tra le due mani va dove porta la melodia e esplora altri territori armonici, melodici e ritmici.

Lovers

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This composition is dedicated to the many ” odd ” loves found in Italo Calvino’s book. Wrong, thwarted, occasional, opportunistic, betrayed loves. It is a song in which the main line is that of the bass and piano, while the melody of the voice moves between major and minor, between distant tonalities (from C to Db) and bright modes, especially the Lydian mode.
Questa composizione è dedicata ai tanti amori “strani” che si leggono nel libro di Italo Calvino. Amori sbagliati, contrastati, occasionali, opportunistici, traditi. Si tratta di una canzone in cui la linea principale è quella del basso e pianoforte, mentre la melodia della voce si sposta tra maggiore e minore, tra tonalità lontane (da C a Db) e modi brillanti, soprattutto il modo lidio

Twelve

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The piece is based on two different twelve-tone series performed by the voice and bass, which are only unveiled at the end when the flute and violin theme is introduced after the guitar and violin improvisations. The central voices have a merely colouristic function and do not respect tonal rules. I therefore wanted to combine different techniques in a seemingly random way – this too is a compositional technique – trying to follow the cantabile line of the flute and violin melody. Oddly enough, the voice here does not sing but rather accompanies along with the long notes of the upper series. It is the only composition that is not directly connected with a story but it translates Calvino’s literary style into music. The timbres, at times acoustic and at times electric, complete the colourful compositional palette.
Il brano si basa su due serie dodecafoniche differenti eseguite dalla voce e dal basso che si scoprono solo alla fine all’esposizione del tema del flauto e del violino dopo le improvvisazioni di chitarra e violino. Le voci centrali hanno una funzione solo coloristica e non rispettano alcuna regola tonale. Ho voluto così combinare diverse tecniche apparentemente in modo casuale – anche questa è una tecnica compositiva – cercando di seguire la linea cantabile della melodia del flauto e violino. Qui stranamente la voce non canta ma accompagna con le note lunghe della serie superiore. È l’unico brano che non ha collegamenti diretti con un racconto ma traduce in musica l’approccio letterario di Calvino. I timbri ora acustici ora elettrici completano la tavolozza coloristica della combinazione.

Palomar (Astolfo goes to the moon)

      (listen)

Palomar, the character of another of Calvino’s books published about ten years after “Il Castello dei destini incrociati”, and Astolfo, the main character who goes to the moon to recover Orlando’s wits, are united by the same narrative role. They are in fact two travellers and guide the reader into the sign system of language. Human language, understood as the whistling of blackbirds for Palomar, becomes with Astolfo the silence of the Moon’s first inhabitant, the “poet”, and his stories. Both try to translate the reality of the world into a system of signs (like the tarot cards in The Castle) that become models applicable to all things. I have tried to express this twisted yet linear pattern with a polymetric succession (7, 3, 4, 7) that underpins melody and harmony. This overturns the conventional process in which the rhythmic component is quasi-subordinate to the melody. The “measure” or beat is the “sign”, the tarot card that becomes the model to be applied to the compositional progression (slow or fast – written and improvised). The end result is the most melodic and cantabile track of the whole record, despite starting from the “rhythmic melody”.
Palomar, il personaggio di altro libro di Calvino di una decina di anni successivo al Castello, e Astolfo, protagonista del racconto in cui va sulla Luna a recuperare il senno di Orlando, sono uniti dallo stesso ruolo descrittivo. Sono infatti due viaggiatori e conducono il lettore nel sistema di segni del linguaggio. Il linguaggio umano inteso come il fischio dei merli in Palomar, in Astolfo si traduce nei silenzi del primo abitante della Luna, il “poeta” e nei suoi racconti. Entrambi cercano di tradurre la realtà del mondo in un sistema di segni (come i tarocchi nel Castello) che diventano modelli applicabili a tutte le cose. Ho cercato di tradurre questo andamento sghembo ma al tempo stesso lineare, con una successione polimetrica (7, 3, 4, 7) che indirizza la melodia e l’armonia. Si ribalta quindi il consueto procedimento che vede la componente ritmica quasi subalterna alla melodia. La “misura” o battuta è il “segno”, la carta del tarocco che diventa il modello da applicare allo sviluppo compositivo (lento o veloce – a tavolino e improvvisato). Il risultato finale è il brano più melodico e cantabile di tutto il disco sebbene parta dalla “melodia ritmica”.

Two or three stories 

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This composition draws on the homologous tale of the Castle in which the stories of two queens, that of the Iliad’s Helen of Troy and that of a generic royal figure from the Orlando, intertwine to tell very similar stories. The tale is so interconnected that it can almost be read backwards. In music, I used an almost bluesy form in which two melodies intersect (that of the voice, soprano sax and violin, and that of the two harmonic instruments, the piano and the guitar). This intermingling becomes stronger in the collective improvisation of the bridge. The continuation of the track is some kind of open space where musicians can improvise freely and can superimpose two, three, up to eight different stories, including that of Gabriele Comeglio’s alto saxophone, featuring on this track.
Questa composizione si rifà all’omologo racconto del Castello in cui le storie di due regine, quella dell’Iliade, Elena di Troia e quella di una generica figura regale dell’Orlando si intrecciano raccontando delle storie molto simili. Il racconto è talmente interconnesso da poter essere quasi letto al contrario. In musica ho utilizzato una forma quasi blues in cui due melodie di intersecano (quella della voce, del sax soprano e del violino e quella dei due strumenti armonici, il piano e la chitarra). Questa compenetrazione diventa più serrata nell’improvvisazione collettiva del bridge. Il proseguo del brano è una sorta di spazio aperto lasciato ai musicisti per improvvisare liberamente e di sovrapporre due, tre, fino a otto storie diverse tra cui quella del sax alto di Gabriele Comeglio, ospite di questo brano.

Round about midnight 

      (listen)

This composition does not appear in the live show and is a conclusion for piano and synth that I added as a hypothetical score for the end credits of a film. Monk and Calvino’s lyricism have much more in common than one would think, and I wanted to put them side by side as the two great sages who have accompanied my artistic and personal journey.
Questa composizione non compare nello spettacolo live ed è una conclusione per pianoforte e synth che ho aggiunto come una ipotetica colonna sonora dei titoli di coda di un film. Monk e la leggerezza di Calvino hanno molto più in comune di quello che si pensi ma ho voluto accostarli così come due grandi saggi che mi hanno accompagnato nella mia formazione artistica e umana. 

 

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